Soirée Bulles: “Al Primo Piano” va in scena Piper-Heidsieck


di Rosario Tiso


Scende la notte. Distinguo appena i caratteri che vado tracciando sul foglio ma, trascinato dal bisogno di seguire con la penna la velocità del pensiero, continuo a scrivere della serata enoica appena conclusa con gli occhi dell’anima ancora abbagliati dal riverbero della sua magnificenza, che un ricordo sì fresco ancora mi reca. Vi racconto com’è andata e cosa ho provato.


La locandina dell’evento 

L’emozione ha una chimica complessa. Per sgorgare come una sorgente di stimoli stupefacenti ha bisogno dell’incontro fra l’anima individuale e lo spirito del mondo. E quale miglior viatico che il vino della luce, lo Champagne, per innescare tale virtuosa concatenazione di eventi? “Al Primo Piano” dello chef Nicola Russo è andata in scena la maison Piper-Heidsieck, alla presenza di Maxime Giglio, brand-ambassadeur di Piper. Con attenzione lo chef Nicola Russo ha scelto pietanze che esaltassero l’incedere regale del vino (a questi livelli, lo dico sempre, si tratta di grandi vini col prezioso corollario di acidità e bollicine a dare maggiore fragranza e freschezza e a procurare ulteriori brividi di piacere): “Carpaccio di baccalà Morro, ricotta e crumble all’alga spirulina” – “Un seme antico, l’Arcangelo, con aglio, olio, alici del Cantabrico e bottarga, omaggio ad Enzo Farina ed Anna Fiorentino”“Conchiglioni Monograno Felicetti, tonno e melanzane” – “Ricciola, patate vitellotte e funghi caldarelli”“La mia ricotta, olio, sale nero e limone femminello del Gargano”. Tutto questo al solo scopo di scortare con classe e nel contempo discretamente e senza scosse lo scorrere dei superbi nettari su di un letto palatale trasformato all’uopo in ampio delta, col ristagno forzato del liquido, sì da differire il più possibile la fatale cascata giù per l’epiglottide ed il cavo esofageo. Anche se poi da lì salgono effluvi che, per via retronasale, amplificano un piacere già debordante e tracimante verso livelli di assoluta pienezza.


Il Vintage Brut 2006 di Piper-Heidsieck

Il sommelier Antonio Lioce

Di schiena, Maxime Giglio (brand-ambassadeur di Piper-Heidsieck) e Antonio Lioce

Lo chef Nicola Russo

Un momento della serata

La pasta di grano “Arcangelo”

“Un seme antico, l’Arcangelo, con aglio, olio, alici del Cantabrico e bottarga, omaggio ad Enzo Farina ed Anna Fiorentino”

Lo champagne Piper-Heidsieck Brut

“Ricciola, patate vitellotte e funghi caldarelli”

“La mia ricotta, olio, sale nero e limone femminello del Gargano”

Il Cuvée Rare 2002 di Piper-Heidsieck

E veniamo alla teoria dei superbi nettari degustati: Cuvée Brut, Rosé Sauvage, Vintage 2006, Cuvée Rare 2002.

Cuvée Brut (composizione: 55% Pinot Nero, 15% Chardonnay, 30% Pinot Meunier, 10-15% vini di riserva )
Il colore è cangiante sulle tonalità dell’oro. La spuma e il perlage sono perfetti. L’assaggio è pieno e voluminoso, morbido, dall’effervescenza tenace ma cremosa e dai lunghi ritorni fruttati e di pasticceria. Largo e coinvolgente il quadro aromatico che esprime note di panificazione, frutta e sottili sfumature vegetali.


Lo champagne Cuvée Brut di Piper-Heidsieck

Rosé Sauvage (50-55 % Pinot Nero, 10-15% Chardonnay, 30-35 % Pinot Meunier, 10-15% vini di riserva )

Il colore si presenta rosa cerasuolo vivacissimo e tonico. Il perlage è della migliore tessitura, finissimo, abbondante, persistente. Al naso è pieno di charme e si dipartono, dal disco vinoso, effluvi di frutti rossi maturi. Ma è al palato che è veramente intrigante: permettere ad un velo di liquido di sostare in bocca è come avere un petalo di rosa adagiato sulla lingua!


Il Rosé Sauvage di Piper-Heidsieck

Vintage 2006 (49% Pinot Nero, 51% Chardonnay)
Calice dorato fulgido percorso da un perlage finissimo e continuo. Potente e articolato l’olfatto; nel passaggio al palato freschezza e sapidità si incastrano perfettamente. Assaggio di trama importante; agrumi, pan di Spagna e confetti. L’elegante compostezza gustativa guida una chiusa di volume e morbida, rinfrescata da una sapidità cristallina e da ulteriori ritorni fruttati e minerali. L’appagamento sensoriale è diffusamente palpabile.


Il Vintage 2006 di Piper-Heidsieck

Cuvée Rare 2002 (30% Pinot Nero, 70% Chardonnay)

Già dal colore dorato, dal perlage finissimo e dalla fittezza e densità degli archetti abbarbicati sulle pareti del bicchiere, cedenti quasi a fatica all’impulso gravitazionale, ci siam resi conto di fronteggiare un assoluto fuoriclasse. Ma è al naso ed al gusto che si è evidenziato maggiormente l’imprimatur dei 96 mesi sui lieviti, la forza del pinot nero e l’eleganza dello chardonnay. Gli elementi che compongono il bouquet, tutti di finissima trama, sembrano volteggiare nell’aria come uno stormo di uccelli e assumere varie forme, fondersi e poi separarsi. Emergono note di pane, frutta esotica, agrumi, kiwi, erbe selvatiche, sussurrata tostatura e mineralità. Al gusto riempie. Succulenze sapide e carnose sostengono una complessità disorientante, tali e tanti sono i suggerimenti analogici intrappolati nella cavità orale. Un lunghissimo retrogusto consente di analizzarli lentamente. Lampi di freschezza, innervati in un impianto già quasi compiutamente terziario, balenano a tratti a regalare ancora brividi di gioventù. Che splendido champagne!


Il Cuvée Rare 2002 di Piper-Heidsieck


 

Alla fine del percorso esperienziale regalatoci da questa serata, siamo consapevoli di aver varcato, alla ricerca della pura emozione, il confine dell’imponderabile enoico oltre il quale ogni piacevolezza è un dono. In esso possiamo prefigurarci il resto e il tutto. Perchè la cosiddetta “anima del vino” rivela i suoi contorni nelle pieghe della nostra immaginazione. E non occorre essere degli esperti. Da sole competenza ed esperienza non sono sufficienti. Perché ci vuole soprattutto passione. Perché solo chi ama è un intenditore.







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