SI TRASFORMA IN UN VIAGGIO ATTRAVERSO IL CILENTO, LA PRIMA EDIZIONE DEL FESTIVAL DEL MOSCATO E DELLO SPUMANTE DEL PNCVDA

Il Cilento visto al “Festival del Moscato e dello Spumante del Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni”, svoltosi il mese scorso (3 e 4 agosto), all’interno del piccolo borgo antico di Castinatelli di Futani (Sa), appare finalmente essere mosso da un nuovo e più concreto entusiasmo che, per la prima volta (almeno ai miei occhi), colloca questo distretto in una posizione davvero felice per dote esperienziale e qualitativa.


In primo piano l'abitato di Castinatelli di Futani, sullo sfondo, la cittadina di Cuccaro Vetere (Sa)
In primo piano l’abitato di Castinatelli di Futani, sullo sfondo, la cittadina di Cuccaro Vetere (Sa)

Si tratta in realtà di un importante cambio di rotta per questa terra già Patrimonio dell’Umanità, che avviene nel momento esatto in cui l’altissimo potenziale, non sempre del tutto espresso di questo territorio, sottoposto in passato ad ogni sorta di errore, sembra essere stato definitivamente compreso appieno e fatto proprio dai suoi vignaioli.

La conferma di tutto questo arriva proprio dalle degustazioni effettuate durante la due giorni di Castinatelli, che hanno consentito ai numerosi ospiti presenti, un sorprendente ed interessante approfondimento delle potenzialità e delle variabilità espresse dalle suddette tipologie di vino, celebrate proprio dallo stesso Festival.


In primo piano, i tetti dell'abitato di Castinatelli di Futani (Sa)
In primo piano, i tetti dell’abitato di Castinatelli di Futani (Sa)

Ad emergere su tutto, visto anche il paesaggio circostante, è il tratto caratteristico che disegna una mediterraneità netta, selvaggia, profumata di macchia mediterranea, eppure, nonostante questo, mai lontana da un’insospettabile e sobria eleganza, che allontana definitivamente questi vini dall’anonimato rurale di un tempo.

Va ricordato infatti, che qui, dove la vegetazione spontanea cerca costantemente di riprendersi il suo posto, la vitivinicoltura moderna è un avventura relativamente recente, assolutamente distante adesso, da quell’esperienza che in passato costava sforzi sovrumani e fatica improba, neanche lontanamente ripagata dai vini scontrosi e rustici che da queste parti costituivano la regola.

Nonostante queste scoraggianti premesse e una frammentazione della proprietà che ha sempre giocato a sfavore, le cose sono comunque cambiate velocemente negli ultimi anni, grazie anche ad una nuova generazione di vignaioli fortemente motivati e legati alla propria terra che, in questi ultimi decenni, hanno saputo rimboccarsi le maniche e ricominciare tutto da zero. Oggi, per esclusivo merito loro, parole come profondità e carattere, seppur incontrando non poco scetticismo e qualche diffidenza, sono diventati in Cilento traguardi raggiungibilissimi.


Un particolare del vigneto di "Cantine Albamarina" a Foria (Sa)
Un particolare del vigneto di “Cantine Albamarina” a Foria (Sa)

Prova ne sono le tante etichette presentate al Festival di Castinatelli, ciascuna delle quali in grado di esprimere ad alti livelli, il carattere specifico del proprio territorio, sia che si tratti di Cilento, del Vallo di Diano o degli Alburni.


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Il Festival di Castinatelli
Due momenti del Festival di Castinatelli

A tale proposito, la direzione del Festival di Castinatelli, nel tentativo di delineare un quadro più preciso e dettagliato del territorio cilentano, cosi variegato e difficile da inquadrare, si è guardata bene dal far mancare accanto al Moscato e allo Spumante, anche altre tipologie di vini che in questi ultimi anni si sono nettamente distinte in questa parte di Campania.

E’ il caso di “Primalaterra”, un vino ottenuto da sole uve Aglianico, prodotto a Rutino (Sa), da Salvatore Magnoni.


"Primalaterra" di salvatore Magnoni
“Primalaterra” di Salvatore Magnoni

Come ho già detto in precedenza, gli errori di un tempo sono definitivamente scomparsi. Difatti, uno dei fattori che più di altri influenzava negativamente la qualità dell’Aglianico in Cilento, dando un impronta rustica e a volte selvatica, era la vendemmia anticipata, aspetto che, per un vitigno tardivo come questo, poteva significare avere tannini ancora verdi, aspri, amari e anche con pochi profumi. Una volta compreso che il vitigno aveva necessità di giungere a perfetta maturazione, il periodo vendemmiale si è in questi anni spostato, anche se con grandi rischi, verso ottobre inoltrato.


Aglianico cilentano
L’Aglianico cilentano

L’interpretazione stilistica che ne da oggi Salvatore Magnoni, va persino oltre la stessa tecnica. Primalaterra è un concentrato di realismo, di passioni e di esperienze, unite certamente alle capacità espressive di un vigneto fortemente vocato, che confermano, ove ce ne fosse ancora bisogno, che quello davanti ai nostri occhi non rappresenta più l’archetipo del vino rustico, inaccessibile e difficile di un tempo, ma che lo stesso può raggiungere vette insospettabili di straordinaria eleganza. A sorprende più di tutto è la complessa ricchezza del suo profilo olfattivo, cosi gioviale e solare anche quando incontra i toni leggermente acidi delle spezie e della terra bagnata. In bocca si trasforma in un campione di grandissimo equilibrio e la progressione di tutte le sue componenti gustative è sempre sostenuta dall’alcol (15%) e da una spiccata sapidità minerale, entrambi, attentamente adagiati su di un vellutato tannino.


Salvatore Magnoni nella sua cantina di Rutino (Sa)
Salvatore Magnoni nella sua cantina di Rutino (Sa)

Senza nessun dubbio, l’Aglianico di Magnoni è uno dei vini più generosi e complessi prodotti a ridosso del 41° parallelo, lo stesso, che attraversa per intero la storica terra d’elezione di questo antico vitigno.

Nonostante questa felice posizione sembrerebbe favorire maggiormente la produzione di uve nere, le attuali simpatie dei viticoltori cilentani sono oggi decisamente orientate su vitigni come il Fiano, ormai da alcuni decenni, considerato un vitigno locale a tutti gli effetti, vista anche la sua veloce adattabilità a questi terreni.


Il Fiano cilentano
Il Fiano cilentano

Infatti, in virtù del suo equilibrio e del suo ventaglio olfattivo di rara eleganza, è proprio il Fiano ad offrire in questo momento le emozioni più autentiche all’appassionato che desidera approcciarsi per la prima volta a questa terra. Inutile ricordare che i risultati migliori, sono quelli relativi alle aree dove le escursioni termiche sono più decise e frequenti, dove queste uve, possono finalmente esprimere tutto il loro potenziale espressivo. E’ un caso, questo, che riguarda la Cantina “Albamarina” di Mario Notaroberto, unica vera padrona di casa qui a Castinatelli di Futani, viste anche le origini assolutamente locali del suo proprietario, denunciate oltretutto, dal suo famoso cognome che, mai e poi mai, passerebbe inosservato in un piccolo paese come questo che conta appena ottanta residenti.

Nonostante la Cantina di Notaroberto abbia una storia relativamente recente, è ormai noto come da alcuni anni, grazie anche all’ausilio di un enologo come Carmine Valentino, il suo Fiano allevato all’interno della Valle del Lambro (un territorio capace di unire in modo unico ed incomparabile il meglio dell’ambiente montano con quello marittimo), sia percepito come una delle realtà più significative e sorprendenti dell’intero Cilento.


Il Fiano "Primula" di Cantine Albamarina
Il Fiano “Primula” prodotto da Cantine Albamarina di Mario Notaroberto

Come ho già avuto modo di scrivere in passato, il Fiano prodotto da Mario Notaroberto, ricorda a tutti noi cilentani, “i freschi pomeriggi estivi trascorsi all’ombra dei pergolati davanti alle antiche case in pietra di campagna, in cui le lunghe ore trascorse ad ammirare una bellezza cosi straordinaria e cosi incredibilmente intatta, sono ancora oggi accompagnate dall’unico sottofondo possibile, quello delle instancabili cicale”. Un’identità ed un idea di tempo ciclico, le sensazioni riscontrate in questo vino, che hanno tutto il sapore di un suggestivo e decadente lascito, ereditato qui, dai coloni Greci che un tempo abitarono queste terre.

Una sensibilità ellenica, o meglio, un modo di essere ormai cosi consolidato, da sopravvivere persino al lunghissimo strascico di eventi che ha sostanzialmente cancellato i fasti raggiunti dalla stessa Magna Grecia, e che ancora oggi, continua ad ispirare il lavoro dei Cobellis, un’importante famiglia di produttori di vino di Vallo della Lucania (Sa), da anni impegnata in prima linea nel settore vitivinicolo cilentano. La loro gamma di vini, “Crai, Piscrai e Piscriddi” (Domani, Dopodomani e Posdomani…) ispirata dalla scuola Eleatica di Parmenide e Zenone, dichiara apertamente questo antico rapporto, riuscendo a coniugare con straordinario equilibrio la tradizione con l’innovazione.


I vini di Cobbellis
I vini di Cobbellis

A questo punto, molti di voi si chiederanno come mai, descrivendo un Festival dedicato al Moscato e allo Spumante, si inizi proprio col parlare di due vitigni come l’Aglianico ed il Fiano. Semplice, è questa infatti (come avete visto), la storica cornice culturale attraverso la quale queste particolari esperienze espressive si fanno strada e prendono vita qui in Cilento.

Per quanto riguarda il Moscato, grande successo ha ottenuto a Castinatelli l’etichetta “Sintonie.”, il “Moscato secco” di Tenuta Mainardi, prodotto nel territorio del comune di Aquara (Sa), da Marco Serra.


Il Moscato secco di Tenuta mainardi
Il Moscato secco di Tenuta Mainardi

Qui, a ridosso dei Monti Alburni, nei territori rimasti orfani della storica Cantina Sociale di San Lorenzo, il Moscato è davvero di casa, infatti, negli scorsi secoli (anche qui i Greci hanno fornito il loro “piccolo” contributo…), i vignaioli di questa terra sono riusciti ad “accasare” questo vitigno, togliendogli di dosso, quell’espressione rude, selvatica e verde che a volte si riscontrava durante alcune vendemmie, aprendo cosi il varco, ad una vera e propria “via cilentana” del Moscato.

Una pesante e complessa eredità, questa, che il giovane Marco Serra ha fatto sua intraprendendo un percorso di formazione ad Alba, in Piemonte, dove ha potuto affinare negli anni, la conoscenza scientifica necessaria per lavorare al meglio queste straordinarie uve. Quello di Serra è un vino prodotto con sole uve di Moscato bianco, vendemmiate in due momenti diversi, a fine agosto per la base acida e a metà settembre per la parte aromatica. La fermentazione dura quindici giorni in acciaio inox a temperatura controllata, in seguito il vino sosta sei mesi sulle proprie fecce fini e completa il ciclo con un mese in bottiglia prima di essere messo in commercio. Il risultato è straordinario,  come del resto la veste dorata che lo presenta. I profumi sono penetranti e complessi, con aromi pieni di frutti maturi e frutti secchi, di muschio e di erbe selvatiche profumate. In bocca risulta fresco e possente, grazie a un vigore alcolico abbastanza sostenuto (12,5°) e perfettamente integrato ad un corpo robusto, che risulta essere lo specchio fedele di tutti i sentori avvertiti al naso, uniti questa volta, ad una gradevole e piacevole nota di mineralità. Un vino da meditazione, da bere, credetemi, contemplando la possente natura cilentana.

Tra gli spumanti presentati al Festival di Castinatelli, svetta su tutti “La Matta”, lo spumante di Fiano cilentano naturale, realizzato a Torchiara (Sa), dall’Azienda Agricola Casebianche di Pasquale e Betty Mitrano.


Lo Spumante di Fiano cilentano naturale. "La Matta"
Lo Spumante di Fiano cilentano naturale “La Matta”

L’etichetta rievoca le popolari carte da gioco napoletane, immancabili oggetti di svago e divertimento, presenti in ogni bar che si rispetti qui in Cilento. Luoghi in cui, proprio a causa di queste carte, spesso si accendono focose discussioni che si placano soltanto riordinando ancora una volta qualcosa al bancone. E’ proprio questo aspetto, cosi chiassoso e allo stesso tempo cosi solare, a raccontare meglio di tutto, la capacità di lasciarsi andare e di saper godere della vita, proposto da queste profumatissime bollicine. 

Raccontata cosi, è facile immaginare che la precisione del dettaglio non è il punto di forza di questo splendido spumante, piuttosto, lo sono la sua schiettezza e la sua sincerità espressiva che si respirano ogni volta che si pone il naso al bicchiere. In bottiglia, la presa di spuma avviene grazie all’aggiunta di una parte dello stesso mosto conservato a bassa temperatura, ed usato, quindi,  come liquer de tirage. Durante la lavorazione non viene mai filtrato e non vengono utilizzati metabisolfiti, si preferisce opporre a queste pratiche, le gioie e i dolori della rifermentazione naturale in bottiglia che, certamente portano ad una elevata variabilità tra una bottiglia e l’altra, ma, allo stesso tempo, offrono una maggiore ricchezza di aromi e di sapori. Ricordo a tutti, che vini cosi divertenti, non solo possono permettersi le spigolosità, ma le devono avere. Un aspetto, quest’ultimo, meravigliosamente sottolineato dalle cremose bollicine che profumano di agrumi, di erbe mediterranee e persino di Cilento!


Un particolare del centro storico di Castinatelli
Un particolare del centro storico di Castinatelli che sottolinea ancora una volta lo stretto rapporto della cittadina cilentana con il suo vino.

Ma il “Festival di Castinatelli dedicato al Moscato e allo Spumante del Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni” non è stato solo vino, anzi, senza mai scendere ai livelli di una banale sagra di paese, ha felicemente proposto una varietà di antiche preparazioni tradizionali, ormai (fatta salva qualche straordinaria eccezione), quasi introvabili nella stragrande maggioranza dei ristoranti cilentani.

Sostiene Fabrizio Nonis: “hanno valore relativo i confini decisi dai burocrati a tavolino, o quelli derivanti da spartizioni postbelliche: piuttosto, quelli disegnati da un piatto o da una ricetta eseguita in un certo modo, quelli si, sono veri confini”. In questo senso, il Cilento gastronomico visto a Castinatelli, si conferma ancora una volta un enclave inespugnabile, una tavola ricca di tesori da riscoprire, una passeggiata tra i piccoli e verdissimi orti di campagna.

Infatti, qui, oltre alle famosissime “mulignane ‘mbuttunate”, scrigno di tutti i segreti cilentani, è stata servita al pubblico anche la “minestra strinta”, un autentico capolavoro d’arte culinaria rurale, dove il paesaggio circostante e la proverbiale capacità cilentana di cucinare con quel po’ che si ha a disposizione, fanno bella mostra di se, elevandosi a manifesto di un perfetto e sobrio stile di vita, assolutamente in sintonia con la natura.


La "Minestra Strinta" servita a Castinatelli
La “Minestra Strinta” servita a Castinatelli

La stessa cosa capita con la “pizza fritta cilentana”, dove, utilizzando una manualità e una passione appartenuta ad un’altra epoca, le signore del piccolo borgo di Castinatelli hanno deliziato i palati ormai divenuti estranei a tali bontà. Percorrendo le poche, strette e corte strade del piccolo borgo dell’entroterra cilentano, tra le altre preparazioni, è stato davvero impossibile non imbattersi negli “Scauratielli”, un antichissimo dolce di origine greca (sono ancora oggi ben visibili le lettere Alfa (α) e Omega (ω) che ne disegnano la forma), preparato anche qui alla perfezione, dalle anziane signore che risiedono qui da sempre.

Accanto al ricco menu di piatti cilentani servito al pubblico durante le due serate del Festival, hanno trovato spazio anche alcuni straordinari prodotti artigianali che, meglio di altri, disegnano le diverse anime del grande patrimonio gastronomico di questa terra, giunto sostanzialmente intatto sino ai nostri giorni. Difatti, l’excursus sulle tipicità locali non sarebbe completo senza far minimamente cenno a questi tre prodotti:

Le varie tipologie di miele biologico ricavato dalla macchia mediterranea prodotto dall’Azienda Cavalieri di Roccagloriosa (Sa).


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Il Miele di Erica prodotto dall'Azienda Cavalieri
Il Miele di Erica prodotto dall’Azienda Cavalieri

Il tonno locale varietà “Alalunga e Alletterato” lavorato artigianalmente e messo sott’olio dall’Azienda Aura di Palinuro (Sa).


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Il tonno "Aura"
Il tonno prodotto da “Aura”

I formaggi realizzati con latte di capra e di bufala, comprese le immancabili mozzarelle cilentane adagiate sul mirto, prodotte dall’Azienda Tenuta Chirico di Ascea Marina (Sa).


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La Mozzarella avvolta nel mirto di Tenuta Chirico
La Mozzarella avvolta nel mirto di Tenuta Chirico

Visto attraverso i calici del Festival di Castinatelli, il Cilento sembra possedere da molti anni, quel qualcosa che in realtà non ha mai avuto in passato, ovvero, un suo preciso e riconoscibile “terroir”. Questa sensazione dimostra chiaramente che la strada percorsa è quella giusta, e che i vignaioli di questa terra hanno saputo reagire intelligentemente e positivamente, da un lato alla profonda crisi emigratoria che riguarda questa realtà, e dall’altro, alla carenza di prospettive legate ad una ruralità ancora troppo ricca di pratiche tradizionali, ormai davvero poco dinamiche e ancora meno sostenibili ai giorni nostri.

Dopo Castinatelli, il Cilento appare sicuramente in tutt’altra luce, ed il suo Festival mette in risalto quanto ricca di cultura possa essere questa terra, e quanto stimolante e fruttuoso sia lo scambio di idee per queste genti.

A proposito di idee, quella che ho trovato più originale e creativa al Festival del Moscato e dello Spumante, è stata quella dell’etichetta fortemente voluta da Antonio D’Agosto, proprietario e geniale gestore di “Cibbì”, un importante emporio di prodotti tipici Cilentani, situato nel cuore di Vallo della Lucania.


Antonio D'Agosto
Antonio D’Agosto

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L'etichetta fatta realizzare da Antonio D'agosto
L’etichetta fatta realizzare da Antonio D’agosto

Il disegno realizzato da Maurizio Villè è liberamente ispirato alla famosa immagine rinvenuta a Paestum nella tomba del tuffatore, ed è destinato a rivestire una serie limitata di bottiglie prodotte da “De Conciliis”.

Come potete notare, anche una cultura cosi antica come quella ereditata dalla Magna Grecia può assumere i tratti della contemporaneità.

Non ci credete? Allora fatevi un giro in Cilento, magari, proprio durante la prossima edizione di questo Festival.


 

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