L’AGLIANICO “AGRIDDI” DI ALBAMARINA: UN VINO A CUI NON MANCA CERTO LA PAROLA

Molteplici sono le teorie sulle origini dell’Aglianico, alcuni ritengono che sia arrivato qui da noi perché portato dai Greci (Aglianico – Ellenico), altri sostengono che provenga da incroci ripetutisi nei secoli fra una pianta madre e alcuni vitigni locali, autoctoni, tipici dell’areale dove ancora oggi viene allevato.

Quello che accredita quest’ultima opinione è il fatto che sia coltivato in un’unica fascia, il 41° Parallelo che, manco a farlo apposta, attraversa per intero tutte le sue storiche terre d’elezione, comprendendo cosi parte del Molise, della Campania, della Basilicata e della Puglia.

In realtà, la varietà è sempre la stessa, ma cambia totalmente le proprie peculiarità al variare del territorio, del clima e dell’esposizione, tanto da raggiungere espressività completamente diverse ogni volta.

Tuttavia, fatti salvi questi importantissimi aspetti che lo differenziano, uno degli elementi che a mio avviso (forse più di altri), aiuta a comprendere meglio un vino come l’Aglianico, definendone in maniera inequivocabile la propria origine, la sua tradizione e la sua storia, è sicuramente il dialetto utilizzato dalle persone che lo lavorano in vigna e ne seguono con cura anche il suo sviluppo in cantina. 

Infatti, se è vero che sono proprio le parole dialettali a rappresentare, in uno specifico territorio, quanto di più autoctono esista, dando cosi voce, evoluzione e sviluppo al pensiero di una intera comunità, sono sempre le stesse parole a disegnare il carattere e la personalità di un vino, utilizzando le sue specifiche qualità o difetti, come le sue spigolosità, la sua complessità, la sua durezza, la sua eleganza, o semplicemente, la sua schiettezza. Se non ci credete, provate ad immaginare quanto in realtà i vini di tutta Italia somiglino ai propri dialetti di pertinenza.


L'Aglianico di Cantine Albamarina allevato presso i vigneti di Foria di Centola(Sa)
L’Aglianico di Cantine Albamarina allevato presso i vigneti di Foria di Centola(Sa)

Per questo motivo, nel tentativo di descrivervi e farvi apprezzare al meglio l’anima più segreta di questo straordinario Aglianico “Agriddi” (vendemmia 2013, 14%), prodotto dalle Cantine Albamarina di Mario Notaroberto a Castinatelli di Futani (Sa), che già nel nome dichiara apertamente tutto il suo attaccamento alla propria lingua madre (il suo nome significa infatti “Vinaccioli”), elencherò, prima di descriverlo in maniera più approfondita, solo e soltanto alcune parole dialettali che appartengono al vissuto rurale della terra da cui proviene, il Cilento, senza per questo riportarne la rispettiva traduzione in Italiano.

Eccole:

La preula e la pennula, lu vuttaro e la vutti, lu quaglio e la fuscedda, la seta e lu tumpagno, la sarma e lu mezzetto, l’arciola e lu piretto, lu quarto e la cannedda, l’antili e lu zamaglio, la vertola, la sedda, la iosca e la frescedda, la mommola e lu cato, la zappa, la vanga, la fauci e la furcina, la liuna e li cravuni, la mila e la cirasa, lu ‘ppane e la muddica, la fami e la fatia, la cerza, l’auliva, lu piesciulu e la seggia, li ‘mmura e la terra


I vigneti di Cantine Albamarina a Foria di Centola (Sa)
I vigneti di Cantine Albamarina a Foria di Centola (Sa)

Nonostante la cantina di Mario Notaroberto abbia una storia relativamente recente e un’impostazione moderna, questo non l’ha distolta dal preservare il passato, puntando decisamente sui vitigni locali come l’Aglianico ed il Fiano, rispettandone tradizioni e viticoltura. Difatti, visitandola è possibile apprezzare come le botti utilizzate in questi anni volgano sempre più verso le grandi capacità e come, la sua densità d’impianto in vigna, si aggiri intorno alle 3500/4000 piante per ettaro, cosi come avveniva un tempo da queste parti. Va ricordato, infatti, che questa zona è da sempre legata a questo tipo di produzioni, grazie anche alla sua particolare morfologia territoriale, capace di offrire a queste uve, una straordinaria ventilazione, delle preziose escursioni termiche e sempre la migliore esposizione possibile ai caldi raggi del sole.

L’annata 2013 di Agriddi, si presenta di un colore rubino compatto e il suo profumo si apre deciso sui toni selvatici tipici della natura che circonda in vigna queste uve, per poi virare immediatamente sulle complesse note speziate e fruttate che compongono il suo ricco ventaglio aromatico, da cui emerge prepotente un’ancestrale e gradevole memoria minerale. Al palato esplode per una dilagante sapidità minerale che ben s’integra al corpo e alla freschezza. Il tannino è perfettamente inserito e lo si nota nel suo equilibrio generale. Agriddi si contraddistingue per la sua lunghissima chiusura giocata sui toni minerali che infondono un ampia profondità al vino.

Lo si potrebbe descrive benissimo con solo tre parole: gradevolissimo, ampio e territoriale.


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Agriddi“, note tecniche:


Uve: Aglianico

Grado alcolico: 14%

Zona di produzione: Foria di Centola (SA)

Altitudine: 180/250 mt s.l.m.

Terreno: Flish del Cilento

Sesto d’impianto: 0.90 × 2.40

Piante per ettaro: Circa 3850

Età della vigna: 5 anni

Periodo di raccolta: Seconda metà del mese di ottobre,

eseguita rigorosamente a mano con selezione in vigna dell’uva

Vinificazione: 30 giorni sulle bucce

Affinamento: 10 mesi in botte grande di rovere sloveno da 25 ettolitri,

successivamente 8 mesi in botte d’acciaio

Imbottigliamento: A partire da giugno dell’anno successivo

Bottiglia: Borgognotta di color verde scuro

Temperatura di servizio: 16/18°

Longevità: Lunga


 


 

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