LA TEORIA DEL CERCHIO, NELL’ARTE E NELLA CUCINA CONTEMPORANEA

Ad imporre l’angolo retto al cerchio, nel tentativo di farlo quadrare, ci aveva già pensato nel 1969, l’artista Gino De Dominicis, una delle personalità più interessanti e coinvolgenti dell’arte italiana del XX° secolo, con la sua opera ironica e provocatoria, dal lunghissimo titolo wertmulleriano: “Tentativo di far formare dei quadrati invece che dei cerchi attorno ad un sasso che cade nell’acqua”. Inutile dirvi, che quella lunga serie di tentativi andò (forse) miseramente persa, come perso è l’intero filmato che lo ritraeva durante quell’atto, di cui, ne resta oggi solo un unico fotogramma. L’opera di De Dominicis in realtà, attraverso quei cerchi prodotti dall’acqua, eternalizzava un attimo, rendendolo immortale allo stesso scorrere tempo. Per l’artista anconetano infatti, tutto ciò che era dotato di movimento nello spazio non aveva nessuna possibilità di permanere nel tempo, solo l’immobilità dell’opera d’arte, invece, gli avrebbe garantito una durata illimitata. Quel suo cerchio nell’acqua, era dunque solo un punto (quadrato) nello spazio e nel tempo.

 

Gino De Dominicis, "Tentativo di far formare dei quadrati invece che dei cerchi attorno ad un sasso che cade nell'acqua", 1969
Gino De Dominicis, “Tentativo di far formare dei quadrati invece che dei cerchi attorno ad un sasso che cade nell’acqua”, 1969

Qualche anno più tardi, fu l’artista toscano Mauro Staccioli, a togliere dal centro, quel punto (la pietra…), attorno al quale si formava il cerchio. Infatti, attraverso le sue sculture, Staccioli concepisce dei grandi segni, spesso proprio dei cerchi, in cui circoscrive la vista e la concentra verso una serie di luoghi di interesse storico-culturale, con il solo desiderio, di riportare alla luce l’identità di un’intera comunità, ma anche, l’identità di un luogo, le cui radici, affondano in un passato che ha plasmato le città, le campagne e lo sviluppo stesso della nostra società. 

Mauro Staccioli, Cerchio
Mauro Staccioli, Cerchio

Secondo l’artista inglese Richard Long, uno dei maggiori esponenti della land art mondiale, il cerchio rappresenta la cultura e la natura nella loro forma più assoluta, primordiale. La scelta di operare con materiali come la pietra, il fango, la paglia e altri materiali di nessun costo e presenti già in natura, vale come critica rivolta alla separazione tra natura e cultura su cui si fonda la nostra civiltà, ed esprime, la sua volontà di recuperare un contatto diretto con la natura intesa come grande matrice di prodotti, di forme e di linguaggi.

 
Richard Long, Rivoli Mud Circle
Richard Long, Rivoli Mud Circle
Anche la cucina ha il suo artista del cerchio, si tratta dello chef Wuttisak Wuttiamporn, originario dell’Isola di Phutek, in Thailandia, che di questa forma geometrica ne ha fatto il suo segno distintivo. Lo chef orientale, sembra muoversi attraverso le stesse considerazioni fatte dagli artisti che abbiamo visto qui in precedenza, dove il tempo (la stagione), il territorio e la natura, collaborano tutte assieme per dar vita ad un nuovo paesaggio ideale. Wuttisak Wuttiamporn, fa del cerchio, il suo luogo dell’anima, il suo terroir, in cui la tecnica, la casualità e la rigida capacità ordinatrice, si inseguono all’infinito. 
Il cerchio di Wuttiamporn è un luogo di perfezione, in grado di ristorare non solo il corpo, ma anche lo spirito.

 

Wuttisak Wuttiamporn, Beef Carpaccio
Wuttisak Wuttiamporn, Beef Carpaccio

 

Wuttisak Wuttiamporn, Fresh Prawns
Wuttisak Wuttiamporn, Fresh Prawns

 

Wuttisak Wuttiamporn, Green Curry
Wuttisak Wuttiamporn, Green Curry

 

Wuttisak Wuttiamporn, Squid, Young Green
Wuttisak Wuttiamporn, Squid, Young Green

 

Wuttisak Wuttiamporn, Thai Tuna Tartare
Wuttisak Wuttiamporn, Thai Tuna Tartare

 

Wuttisak Wuttiamporn, Crab broth, Sago, Butterfly pea flower
Wuttisak Wuttiamporn, Crab broth, Sago, Butterfly pea flower

 

Wuttisak Wuttiamporn
Wuttisak Wuttiamporn

 

 Wuttisak Wuttiamporn, Cauliflower
Wuttisak Wuttiamporn, Cauliflower

 

 

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